Linux@Taranto

Ubuntu Linux 7.10 codename: Gutsy Gibbon

Comeda abitudine, vi propongo una mia recensione a “freddo”, questa volta parlerò dell'ultima nata in casa Canonical Ubuntu Linux 7.10. So che sarà solo una delle tante e che arriva in netto ritardo però a me piace prima di tutto smaltire la sbornia (non sopporto le recensioni delle prime ore fatte dagli entusiast) poi preferisco provarle sulla media e lunga distanza e poi giudicare.

Detto questo tengo a sottolineare che le frasi di seguito sono solo un parere personale frutto delle proprie convinzioni e della propria esperienza, nel bene e nel male rispetto il grande lavoro fatto dalla comunità e dalla Canonical.

Premessa

Ho provato Ubuntu 7.10 sul mio macbook, virtualizzato mediante VmWare Fusion 1.1 rc1 dedicandogli 512 Mb di RAM e 10 Gb di HD, maggiori informazioni su come si è comportata con l'hardware del mio mac le troverete nel paragrafo del riconoscimento hardware.

Installazione

La metodologia di installazione è oramai nota, vi è il live cd che ci permette di avviare il sistema in modalità live, di provarlo e se volete contemporaneamente installare la distribuzione su disco grazie ad una semplice e grafica procedura guidata. Tutto perfetto, il sistema sembra oramai maturo, se non ricordo male questo metodo è disponibile dalle precedenti 2 release, quindi è entrato in “produzione” da 1 anno e 6 mesi e a mio parere risulta già maturo.

Vi è poi la classica installazione in modalità semi grafica, quella realizzata con “grafica ncurses” disponibile con il cd alternate, questo tipo di installazione è molto utile, proteste avere dei problemi con schede grafiche datate o poco supportate, in quel caso questa modalità di installazione è ottima. Questo sistema è quello tradizionale, dunque considerarlo solido è più che dovuto ed credetemi non tradisce le aspettative.

Dunque nulla da dire né sulle modalità di installazione, né sull'installazione in se per se, tutto sembra funzionare a dovere.

Riconoscimento Hardware

Come vi dicevo nella premessa, ho installato Ubuntu mediante VmWare, quindi virtualizzandola, utilizzando il sistema di installazione mediante live cd. Il live cd funziona veramente bene, riconosce senza problemi tutto l'hardware del mio mac senza avere bisogno dei VmWare
tools.

Dopo l'installazione si rende necessario l'installazione dei VmWare tools per poter sfruttare a pieno il chip grafico (la GMA che monta il mio macbook fa pena di suo con i driver generici non vi dico...) ed il passaggio del mouse dalla virtual machine al sistema host senza combinazioni di tasti. Qui segnalo una grossa carenza non da parte di Ubuntu ma di VmWare, i tools a disposizione funzionano male a mio parere sotto tutti i punti di vista, spero ci siano dei miglioramenti con le prossime release anche se temo il poco interesse per il pinguino da parte degli sviluppatori di questo prodotto.

I miei complimenti vanno poi al team di Xorg per la strada intrapresa, potremo sintetizzare il tutto come “mai senza grafica”. Nel tentativo di rendere utilizzabili gli effetti di Compiz ho provato senza avere fortuna, diversi driver per il mio chip grafico, xorg non mi ha mai lasciato senza modalità grafica, veramente notevole.

In conclusione su questo versante direi, promossa a pieni voti Ubuntu e Xorg, rimandata a settembre VmWare.

Prestazioni

Le prestazioni della nova Ubuntu sono allineate a quelle della precedente (7.04 code name: Festy Few), non noto miglioramenti nell'installazione di default. Devo però dire che si comporta benissimo anche con un quantitativo di RAM tipico dei pc venduti un paio di anni fa, ovvero 512 Mb, inutile fare paragoni con un noto concorrente.

L'avvio è buono, oramai il sistema di avvio in parallelo dei processi (upstart) è perfettamente integrato e fa sentire la sua presenza, Gnome 2.20 continua la strada iniziata con la release 2.16 mantenendo un “peso” adeguato ai servizi offerti. L'ultima ruota del carro resta OpenOffice ma non si può dare la colpa alla Canonical o alla comunità per il suo pachidermico avvio.

Dotazione Software – Riflessioni

L'installazione di default mette a disposizione il “paccheto Gnome 2.20” nella sua forma base, ovvero Window Manager e strumenti di configurazione dello stesso, vi sono poi strumenti per gli usi più comuni quindi OpenOffice, Mozilla Firefox, Evolution, Pidgin, Ekiga, Gimp, Rhythmbox, BitTorrent e altro.

Il software fornito nell'installazione di default è sicuramente inferiore rispetto a quello delle altre distribuzioni, a me personalmente questa filosofia piace, vi è il meglio disponibile per ogni ramo, nessun doppione. Ci sono però cose che arrivate a questo punto considero come gravi mancanze, la prima è che non tutto il software applicativo installato sul sistema, viene inserito nei menù.

Ho fatto questa “scoperta” facendo i conti con la mia memoria, vi racconto la storia; la prima volta che ho provato ubuntu 7.10 è stata a casa di un amico, era installata su di un pc fisso con una scheda grafica che supporta gli effetti di Compiz, da questa release sono integrati e se supportati dalla scheda grafica abilitati di default (tornerò su questo argomento). Tutto bello ma il mio amico non conosceva i tasti per l'utilizzo degli effetti più comuni come il cubo, il clone di exposè e altri, io non li ricordavo più, orami sono un mac user quasi a tempo pieno ed ho una pessima memoria.

Ci siamo quindi messi alla ricerca di un pannello di controllo di questo benedetto Compiz senza trovarlo. Ricordo le spaccature della comunità ai tempi della diatriba Beryl -Compiz, del codice di qualità e di tutte le menate di questo mondo, ricordo che vi erano diversi tool per la configurazione e la gestione, anche qui ci furono le crociate, alla fine vedo che per non fare torto a nessuno si è “ben” pensato di non includerne neanche uno, mha...

Nei giorni a seguire questa cosa mi fece pensare sempre più e alla fine un pizzico di memoria mi è tornata e ricordai un tool molto regedit like (alla Windows maniera insomma) che utilizzai quando l'installazione di compiz era ancora non alla portata di tutti e da li si risucivano a gestire i plugin, non mi veniva però in mente il nome di questo tool generalmente presente nelle installazioni di Gnome. Il tool si chiamava Gconfig, come spesso succede il nome varia nel tempo ed è differente dal nome del pacchetto di installazione (c'è sempre una punta di masochismo nel mondo open source...), per risalire ad esso ho guardato tra i pacchetti installati e alla fine l'ho trovato ma non era assolutamente presente nel menù, ne di sistema ne degli applicativi.

Come Gconfig o meglio gconf-editor, con questo nome potete avviare il software, vi sono altri software, uno di questi è BitTorrent, mi piacerebbe ora sapere il perchè di questa cosa, Ubuntu non è certamente rivolta agli smanettoni, io personalmente apprezzo anche il lavoro fatto per avvicinare gli utenti a linux ma perchè rendere a prova di idiota le cose più disparate e non gestire poi le cose più ovvie? Teniamo presente che l'installazione di Ubuntu non prevede un passaggio per la selezione dei pacchetti da installare, dunque il metodo più ovvio per sapere cosa è presente nel sistema è quello di guardare nei menù non tra le migliaia di pacchetti installati nel gestore dei pacchetti, molti di questi con nomi differenti dal nome necessario per avviare il software stesso.

Altra riflessione che vorrei sottoporvi è legato all'assenza di un programma per la masterizzazione nel'installazione di default. Attualmente mettono a disposizione una pseudo utility integrata in gnome per la gestione dei dischi RW ma nulla di paragonabile ad un software appropriato, questa la considero una grave mancanza.

Lascia un po' l'amaro in bocca l'integrazione di Tracker, il sistema di indicizzazione dei file, integrato in Gnome da questa versione di Ubuntu che assiema alla Deskbar-applet dovrebbe funzionare alla Spotlight rendendo semplice e pressoché immediato la ricerca di file e non solo presenti nel sistema. A sistema appena avviato è indicizzata solo la home dell'utente e ciò può anche essere una cosa giusta, ciò che ho però notato è che non indicizza le cartelle presenti nella home, se si vuole una buona indicizzazione del sistema si devono specificare a mano mediante l'apposito tool o le directory volute o l'intera /. Tracker se ben configurato funziona alla perfezione mediante la Deskbar-applet per la ricerca dei file e dei programmi meno per le azioni di sistema. Funziona meno bene lo strumento di ricerca Tracker presente nel menù delle applicazioni.

Altra riflessione in merito al software è legata al software Mono, personalmente non lo apprezzo non solo per questioni etiche ma soprattutto per quelle tecniche, quindi vedere software come Fspot e Tomboy non mi rende felice, va però considerato se esistono delle valide alternative native GTK sviluppate con software libero, sinceramente non lo so quindi non mi va di polemizzare più di tanto.

L'ultima riflessione riguarda l'atavica dipendenza di una marea di pacchetti dal meta-pacchetto ubuntu-desktop; non se ne può più! Se un utente medio vede non so il gestore dei sistemi Palm installato di default, non gli serve prova ad eliminarlo, gli viene segnalata la dipendenza da ubuntu-desktop. L'utente a cui è rivolto ubuntu generalmente non sa che può anche eliminare tale dipendenza senza grossi problemi, finisce così per paura di compromettere il sistema per tenersi software che non usa, questa questione andrebbe risolta una volta per tutte.

I've dreams

Tutte le volte che mi soffermo ad esprimere dei pareri sul software open source finisco inevitabilmente con il notare come la comunità faccia grossi passi nella rincorsa al software proprietario senza avere il tempo di innovare.

Negli ultimi anni l'open source ha sempre reso disponibile in tempi brevi, valide alternative al software proprietario, questo rincorrere però non lascia il tempo per introdurre nelle nuove release del sistema operativo delle novità; le novità presenti nelle release di Ubuntu sono tali perchè non presenti in precedenza nelle distribuzioni, ma non sono innovazioni, sono tutte cose già viste da altre parti, alla fine i sistemi operativi presenti sul mercato sono sostanzialmente uguali, offrono tutti le stesse cose. Tutto questo è dettato dal mercato e dalla voglia di non limitare l'open source a pochi eletti, spero però in un inversione di rotta, spero di poter motivare la mia decisione di usare GNU/Linux anche per le innovazioni inserite.

Un innovazione che mi piacerebbe vedere riguarda l'installer e la scalabilità; mi piacerebbe cioè che in fase di installazione il sistema fosse riconosciuto nelle sue componenti ed installato solo ciò che serve. Non è razionale ritrovare tra le applicazioni il software per la gestione del bluetooth quando non hai tale periferica...

Dall'home desktop al desktop Enterprise

Ubuntu la fa da padrone assieme ad OpenSuse e a Fedora nel settore desktop più classico, quello home; in ambito enterprise la penetrazione del pinguino è ancora difficile ma comunque meritevole di attenzioni. In quest'ambito la fa da padrone Suse Linux Enterprise Desktop (SLED) di Novell inseguita a ruota Red Hat Enterprise Linux dell'omonima azienda. Se andiamo a vedere cosa quste due grandi aziende offrono ci accorgeremo che propongono due filosofie differenti, entrambi mettono a disposizione un desktop solido, rpm based, ben testato, certificato per molti applicativi di classe enterprise e continuamente aggiornato con una sostanziale differenza, le release del software.

Novell si affida alle personalizzazioni per sopperire alla mancanza del software open source fornendo però delle release recenti del software, Red Hat segue una filosofia più conservativa, alla debian o peggio ancora alla slackware per intenderci, pensate che il Desktop
Gnome disponibile è il 2.16.

Novell la fa da padrone per gli strumenti messi a disposizione, il desktop di Suse copre tutti i settori proprio come fa Ubuntu, il desktop Red Hat è la versione server (dunque giustamente conservatrice) adattata al desktop, sappiamo però che presto Red Hat presenterà una
versione realizzata apposta per il desktop Enterprise.
Ubuntu è secondo me pronta a questo settore, la dotazione software di default è migliorabile ma buona, in generale poi, il parco software disponibile precopmpilato è sicuramente tra i più completi, non mancano infatti i pacchetti Java, Flash player ecc. Il sistema poi è solido, ben testato con una grande comunità alle spalle, con a capo della Canonical una persona competente con un passato da sviluppatore Debian.

Negli Stati Uniti Ubuntu è venduto in bundle con alcuni notebook DELL, in Giappone fa lo stesso Acer, stessa strada sta per essere intrapresa da Lenovo e da HP, ciò garantirà non solo una maggiore diffusione ed una indiretta maturazione del sistema visto che aumenteranno gli utilizzatori ed i loro feedback.

Penso dunque che per completare il quadro la Canonical dovrebbe puntare maggiormente sulle certificazione più richieste per il settore Enterprise come Oracle, SAP ecc. per puntare più in alto, Ubuntu Linux ha tutti i numeri per diventare LA distribuzione linux.

Conclusioni

Non è un caso se Ubuntu Linux è la distribuzione più utilizzata negli ultimi anni, merita il primato e migliora di release in release (non date per scontato questa cosa, vedi Vista...). La nuova release fa un ulteriore passo in avanti per riconoscimento hardware, utilizzabilità e semplicità riconfermando i punti di forza di questo progetto.Naturalmente ci sono diverse cose da migliorare (ad esempi manca un applicativo nell'installazione di default per la gestione del firewall) ma sono sicuro che ciò avverrà e attendo con curiosità la prossima release visto che sarà una Long Time Support.